Curiosità


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"Gli Dei restavano a guardare ma ai Romani interessava poco: l’importante era che l’offerta fosse gradita

ai sacerdoti, una delle caste che nell’Urbe faceva il bello ed il cattivo tempo. E quella pinsa, sulla quale

si poggiavano verdura, piccoli pezzi di carne o frutta – piaceva tanto, nel tempio di Giove, a sacerdoti e vestali:

una scottatina al fuoco dell’ara e,tirato il velario,il pranzo era pronto.”

La pinsa, trova, dunque, le sue origini nell'Antica Roma.

La schiacciata veniva da fuori le mura, dai contadini della campagna romana che impastavano cereali,

sale ed erbe aromatiche, e mettevano sui carboni ardenti  quella  focaccia bassa e ovale.

I cereali che venivano usati erano per lo più miglio, orzo,avena e solo successivamente il farro.

Il termine pizza, infatti, deriva probabilmente da “pinsa”, dal participio passato pinsum (o pistum)

del verbo latino pinsere, che significa schiacciare,macinare, pestare.

 

Ai giorni nostri, con una operazione di archeologia gastronomica, un esperto romano della panificazione e pizzeria

capitolina,ha riportato alla luce la pinsa dell’antica tradizione latina.

Definito come un prodotto tipico regionale per eccellenzatrova la sua peculiarità nella mollica morbidaracchiusa

in un involucro croccante dal sapore di pane antico che sposa la saggezza del passato con la moderna dietetica. 

La pinsa del Terzo Millennio, è altamente digeribile, ancor più della sua illustre antenata, perché la miscela di farro

e kamut egiziano è stata sostituita da farina di frumento tenero, farina di soia e farina di riso, tutte rigorosamente non ogm.

Il processo di lievitazione a biga invertita garantisce un prodotto di successo in termini di bontà , leggerezza e digeribilità. 

 

Come ogni tipicità che si rispetti, PINSA è un  marchio  protetto, con regole di preparazione ben precise che

si insegnano a Roma nella Scuola di Pizzeria diretta dal suo creatore. La pinsa fa quindi risorgere la non sopita voglia

dei romani di riappropriarsi di una antica ricetta, lasciata per troppi secoli nel dimenticatoio.

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