Quinta puntata della nostra rassegna sui nomi delle pinse – attuali e non – de A la Romana! 🎉 Abbiamo già incontrato Rea Silvia, Romolo e la Lupa — ma prima di loro, molto prima, c’era qualcuno che aveva messo in moto tutto quanto. Qualcuno che veniva da lontanissimo, che aveva perso tutto, e che per un mix de destino, volere divino e ostinazione aveva comunque trovato il modo de costruì qualcosa de novo. Qualcuno de nome Enea. 🏛️


🍕 La pinsa Enea: cosa c’era sopra

La pinsa Enea era composta da mozzarella, friarielli, salsiccia e pecorino: sapori decisi, un po’ ruvidi, con quella nota amarognola dei friarielli che bilancia la sapidità della salsiccia. Una pinsa che sa de terra, de fuoco, de partenza. Come il personaggio a cui è dedicata. 🌿

Attenzione: la pinsa Enea è una delle pinse storiche de A la Romana — oggi non più in menù, ma parte della nostra storia e di quella di Roma.


🔥 Chi era Enea: figlio di una dea, profugo di guerra

Enea è una figura della mitologia greca e romana, figlio del mortale Anchise — cugino del re di Troia Priamo — e di Afrodite, nota anche come Venere nella religione romana, dea della bellezza. È considerato il progenitore della stirpe romana. Cresciuto tra le mura de Troia, Enea combatté nella guerra contro i Greci — ma non era destinato a morire lì. La storia della nascita di Enea è raccontata nell’Inno omerico ad Afrodite, e già in Omero il suo destino è segnato in modo diverso dagli altri eroi troiani: mentre Troia brucia, Enea deve sopravvivere. Deve portare qualcosa via con sé. Deve continuare.

Dettaglio tratto dall’affresco L’Incendio di Borgo di Raffaello Sanzio tra il 1514 e il 1517 che ritrae Enea e Anchise

L’immagine più celebre della sua fuga è quella de un figlio che porta il padre sulle spalle: Anchise era stato reso zoppo da Zeus come punizione per essersi vantato del suo amore con Venere, e Enea lo portò fuori da Troia in fiamme sulle proprie spalle. Un figlio che salva un padre anziano mentre una città crolla — è una de quelle immagini che ve segnano! 🏛️


🌊 Sette anni per mare: le peregrinazioni di Enea

Didone ed Enea, Jan van den Hoecke, 1630-35

In seguito Enea partì per un viaggio lungo sette anni narrato nell’Eneide dal poeta romano Virgilio. Sette anni de navigazione nel Mediterraneo, tra tempeste, mostri, profezie e amori impossibili — tra cui quello con Didone, regina di Cartagine, che Enea abbandonò per seguire il suo destino e che per questo si tolse la vita. Una storia d’amore tragica che ha ispirato poeti, musicisti e pittori per duemila anni. 💔

Ma il destino di Enea non era Cartagine. Era il Lazio.


🌾 L’arrivo nel Lazio e la fondazione di Lavinium

Quando le flotte de Enea raggiunsero finalmente le coste del Lazio, il viaggio arrivò alla sua fase decisiva. Re Latino, il sovrano di quelle terre, aveva una figlia, Lavinia, e alcune profezie annunciavano che il suo sposo sarebbe stato uno straniero.

Non tutti erano contenti di questo straniero venuto dal mare. Turno, re dei Rutuli, rivendicava la mano di Lavinia e dichiarò guerra. Enea vinse e sposò Lavinia, fondando poi la città di Lavinium. E quando morì — presto, prima di vedere il completamento di tutto ciò che aveva avviato — fu divinizzato come Indiges, uno spirito tutelare del Lazio. 🌿

Da Lavinium, attraverso Alba Longa e una lunga catena di re, sarebbero poi discesi Rea Silvia, Romolo e Remo — e quindi Roma stessa. Enea non fondò Roma direttamente: piantò il seme, e Roma fu il frutto de generazioni successive.


📜 Perché i romani vollero discendere da lui

C’è una ragione precisa per cui i romani costruirono questa discendenza troiana, e non è solo romanticismo mitologico. Attraverso Enea, Roma costruiva un ponte tra passato e futuro, tra Oriente e Occidente, tra la civiltà scomparsa de Troia e la città destinata a dominare il Mediterraneo. Discendere da un eroe troiano significava inserirsi nella tradizione omerica — la più prestigiosa dell’antichità — pur distinguendosi dai greci, con cui i romani avevano un rapporto complicato fatto di ammirazione e rivalità. Enea piace ai romani quale capostipite perché permette loro di affondare le radici in una civiltà dal passato fulgido pur distinguendosi dai Greci.

Giulio Cesare, tra l’altro, rivendicava di discendere direttamente da Enea attraverso il figlio Ascanio — e quindi da Venere stessa. Mica male come curriculum familiare. 😄


❤️ Perché questo nome su questa pinsa

La pinsa Enea era una pinsa che sapeva di viaggio: i friarielli con quella loro nota amara e selvatica, la salsiccia robusta, il pecorino che lega tutto. Niente di decorativo, tutto sostanzioso — come un uomo che porta il padre sulle spalle e attraversa il Mediterraneo per sette anni senza mollare. Enea nun era un eroe da palcoscenico: era uno che si rimboccava le maniche e andava avanti, qualunque cosa succedesse. E Roma, in fondo, è tutta lì. 🏛️

Se questo articolo v’ha fatto venì voglia de pinsa, qui trovate tutte le nostre portate!

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Nell’immagine: Enea che trasporta Anchise, Carle Van Loo, 1729, Museo del Louvre, Parigi